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Gay & Bisex

Il Perizoma Fucsia


di relaxlove
08.05.2026    |    274    |    4 9.3
"Le dita di Paolo tremarono quando entrarono in contatto con la pelle calda e liscia dell'asta..."
Il turno di notte nel magazzino si trascinava tra il ronzio costante delle scaffalature metalliche e l'odore di polvere e cartone. Alex controllò l'orologio per l'ennesima volta, scoraggiato dallo scorrere lento dei minuti. Accanto a lui, Paolo sistemava una scatola di merce in entrata con un movimento fluido del polso, quasi grazioso. Era il suo primo giorno di servizio con questo nuovo collega e Alex non riusciva a smettere di osservalo di nascosto. Paolo non aveva l'aspetto tipico degli altri addetti al magazzino; il suo fisico era asciutto, privo di quella grossolanità maschile che Alex era abituato a vedere, e i suoi lineamenti erano sorprendentemente femminili, con occhi grandi e luminosi che parevano assorbire la poca luce artificiale del corridoio.

«Ti stai annoiando?» chiese Paolo improvvisamente, voltandosi con un sorriso che gli increspò le labbra sottili.

Alex si schiarì la voce, sentendosi colto in fallo. «Un po'. È sempre la solita routine. Qui non succede mai niente di interessante.»

«Dipende da cosa consideri interessante,» rispose Paolo, avvicinandosi leggermente alla parete dove Alex era appoggiato. «Io cerco di divertirmi come posso.»

Dopo qualche minuto di silenzio Alex chiese a Paolo «Sei fidanzato?», anche se l'istinto gli suggeriva che non era il tipo da cui aspettarsi risposte standard.

Paolo distolse lo sguardo per un secondo, le dita che tastavano il bordo del cartone. «Sì, certo. Fidanzato da un po'.»

La risposta suonò meccanica, recitata male. Alex notò la contrazione lieve della mascella di Paolo, un indizio quasi impercettibile che tradiva la menzogna. Non disse nulla, lasciando che il silenzio si allungasse tra loro, pesante e carico di sottotesti. Poi, Paolo sospirò, abbassando la guardia come se la maschera da bravo ragazzo gli fosse diventata troppo stretta.

«Senti, ti ho mentito,» ammise Paolo, la voce più bassa, quasi un sussurro confidenziale. «Non sono fidanzato. E soprattutto, non mi piacciono le donne.»

Alex alzò un sopracciglio, ma non fece un passo indietro. Anzi, sentì una punta di curiosità pungente che gli si aprì nello stomaco. «Ah? E quindi?»

Paolo si avvicinò ancora, invadendo lo spazio personale di Carlo con una sfacciataggine che non si aspettava. «Quindi a me piace altro. Mi piace vestirmi in un certo modo. Adoro indossare intimo femminile, mettere il rossetto, sentirmi diverso da quello che sembro a prima vista.»

L'immagine di Paolo con il rossetto esplose nella mente di Alex, vivida e inaspettata. «Davvero?», sentendo la gola un po' secca disse Alex. «E adesso stai indossando l'intimo femminile anche mentre lavori?»

Paolo lo fissò dritto negli occhi, un gioco di sfida e seduzione che fece accelerare il polso di Alex. «Perché me lo chiedi? Se lo indosso, vuoi vedere?»

La domanda rimase sospesa nell'aria umida del magazzino. Alex annuì, incapace di distogliere lo sguardo. Il cuore gli batteva forte, un ritmo irregolare di eccitazione crescente.

«Allora facciamo un patto,» sussurrò Paolo, avvicinandosi fino a quando Alex poté sentire il suo profumo, una miscela dolce di vaniglia e sudore fresco. «Se te lo faccio vedere, tu mi devi fare un regalo.»

Alex non ci pensò due volte. «Accetto.»

Paolo sorrise, un sorriso da gatto che ha appena preso il topo. Si guardò intorno rapidamente, assicurandosi che nessun altro stesse passando in quel corridoio deserto. Con un movimento lento e deliberato, allentò la cintura dei pantaloni da lavoro. Il metallo della fibbia scattò rumorosamente nel silenzio, ma nessuno sembrò accorgersene. Paolo fece scivolare i pantaloni giù per le anche, lasciandoli cadere fino alle ginocchia.

Alex trattenne il respiro. Al posto della biancheria intima maschile che si aspettava, si trovò di fronte a un esplosione di colore. Indossava un perizoma fucsia retinato che fasciava stretto i suoi fianchi sottili. Il tessuto a rete lasciava intravedere la pelle pallida sotto, creando un contrasto visivo che fece venire l'acquolina in bocca ad Alex. Davanti, il pizzo nascondeva tutto, ma la forma era inequivocabile. Ciò che lo colpì di più, però, fu la totale assenza di peli. La pelle della zona pubica e delle cosce era liscia come la seta, depilata con una cura maniacale.

«Ti piace?» chiese Paolo, girandosi leggermente per mostrargli il retro.

Il perizoma scompariva tra le natiche tonde e sode, lasciando interamente esposto il culo. Era un culo perfetto, piccolo e sodo, che sembrava scolpito apposta per essere toccato.

«Accarezzalo,» invitò Paolo, la voce impregnata di una voglia sfrenata. «Vedi com'è sodo.»

Alex allungò una mano tremante. La pelle era calda al tatto, incredibilmente liscia sotto le sue dita ruvide da lavoratore. Spremette leggermente, sentendo la cedevolezza della carne sotto il suo palmo. Era una sensazione elettrizzante, il contatto proibito con qualcosa di così intimo e femminile su un corpo maschile.

«Hai proprio un bel culo da ragazza,» sibilò Alex, sentendo le parole uscirgli grezze e volgari, ma perfettamente adatte a quel momento. «Sei tutto liscio, un vero troietto.»

Paolo emise un sospiro profondo, spingendo indietro contro la mano di Alex. «Lo so. E adoro farmi toccare così.»

Si rimise a posto i pantaloni con lentezza, facendo scomparire lo spettacolo del tessuto fucsia che spariva sotto la stoffa grezza del pantalone. Una volta coperto, si raddrizzò i capelli e guardò Alex con un'espressione di fame pura.

«Andiamo in bagno,» propose Paolo, indicando con un cenno del capo la fine del corridoio. «Qui è troppo rischioso.»

Alex lo seguì, i passi che risuonavano vuoti sul pavimento di cemento. Una volta entrati nel bagno degli impiegati, Paolo chiuse a chiave la porta e si voltò verso Alex, schiacciandolo contro il lavandino freddo. L'atmosfera era densa, i respiri affannosi che si riflettevano sulle piastrelle bianche.

«Ora voglio vedere il tuo cazzo,» disse Paolo senza preamboli, le mani che gli affondavano nelle anche per bloccarlo lì. «Voglio vedere cosa hai sotto quei jeans.»

Alex sentì il pene indurirsi ulteriormente nella mutanda, una pressione dolorosa e piacevole. Guardò Paolo, che lo stava fissando in basso, atteso e desideroso. Decise di giocare ancora, di allungare la tensione fino al limite.

«E come vuoi vederlo?» chiese Alex, abbassando lo sguardo sulle labbra di Paolo, poi scendendo fino al collo esposto. «Devo fare tutto da solo, o vuoi scoprire tu il pacco regalo?»

Paolo rise, un suono basso e rauco, le mani si apprestavano a lavorare sul bottone dei jeans di Alex. «Lascia fare a me,» sussurrò, «so come aprire i regali meglio di chiunque altro.»

I jeans e gli slip di Alex caddero ai suoi piedi con un tonfo sordo, rivelando l'erezione che teneva nascosta sotto il tessuto denso. Il membro era già duro, pulsante e pesante, che si curvava leggermente verso l'ombelico. Paolo rimase immobile per un secondo, i suoi occhi fissi su quella massa di carne venosa che gli appariva davanti al viso. L'aria del bagno sembrava diventare improvvisamente più calda e più pesante, carica dell'odore acre del sudore e dell'eccitazione maschile.

Alex guardò Paolo dall'alto in basso, appoggiando una mano contro la parete delle piastrelle fredde. "Ecco qui," disse con voce roca, la vibrazione delle corde vocali che riempiva lo spazio ristretto. "Questo è il regalo. Hai voglia di toccarlo, o devo rimettere il cazzo a posto?"

Paolo alzò lo sguardo, i suoi occhi grandi e velati da un misto di timore e desiderio. Le sue guance erano infuocate, un contrasto vivace con la pelle pallida del collo. "Io...," iniziò, la voce che gli usciva debole e incerta. "Non l'ho mai fatto davvero. Sono, sono ancora vergine." Si interruppe, ingoiando a secco, le mani che si agitavano nervose sulle sue cosce. "L'unica cosa che ho fatto è qualche sega a un amico. Nient'altro."

Alex sorrise, un'espressione lenta e predatoria che non raggiungeva completamente gli occhi, ma che prometteva piacere e dominio. Si chinò leggermente in avanti, afferrando il polso di Paolo. La mano di Alex era grande, calda e ruvida, avvolgendo il polso sottile del collega con una facilità disarmante. "Nessun problema," mormorò. "Ti insegnerò io."

Guidò la mano di Paolo verso il suo inguine. Le dita di Paolo tremarono quando entrarono in contatto con la pelle calda e liscia dell'asta. Alex sovrappose la sua mano a quella di Paolo, stringendo le dita del ragazzo intorno al suo membro gonfio. Iniziò a muovere la mano, guidando il ritmo. "Stringi," ordinò dolcemente. "Senti come batte?"

Paolo annuì, incapace di parlare. La sua mano, guidata da quella più forte di Alex, iniziò a scorrere su e giù lungo l'asta. Ogni movimento gli rivelava nuove texture: la vena prominente che correva lungo la lunghezza, la pelle morbida che scivolava sopra il corpo rigido, il calore intenso che sembrava bruciare il palmo della sua mano. Non aveva mai visto un cazzo così grande, così grosso e potente. Sembrava un oggetto vivente, una bestia che respirava nella sua presa.

Alex lasciò andare un sospiro profondo, la testa che indietreggiava mentre i suoi occhi si chiudevano per godere della sensazione. Dopo qualche istante, riaprì gli occhi e guardò Paolo. "Basta così per ora," disse. Prese la mano di Paolo e la allontanò dal suo membro, poi posò entrambe le mani sulle spalle del ragazzo. "Ora voglio di più."

Con una pressione ferma ma non violenta, spinse Paolo verso il basso. Le ginocchia di Paolo toccarono il pavimento freddo del bagno, portandolo a livello dell'inguine di Alex. Il membro era ora a pochi centimetri dal suo viso, gigantesco e minaccioso nella sua prossimità. Alex afferrò la sua stessa erezione alla base e la avvicinò al viso di Paolo, strusciando la larga cappella contro le labbra morbide e semi aperte.

"Aprile," sussurrò Alex.

Paolo obbedì, le labbra che tremavano mentre si aprivano. La punta della lingua di Paolo uscì timidamente, sfiorando la punta della cappella. Il sapore era salato, leggermente amaro, e il contatto elettrico gli inviò un brivido lungo la schiena. Leccò di nuovo, questa volta con più decisione, passando la lingua sulla superficie liscia e sensibile del glande. Alex emise un gemito basso, le dita che affondavano nei capelli di Paolo, incoraggiandolo.

"Sei bravo," mormorò Alex, guardando Paolo mentre leccava il suo cazzo come un lecca-lecca. "Ascolta, Paolo. Se mi fai un pompino completo, ti farò un regalo che non dimenticherai mai. Ti prometto che ne varrà la pena."

La promessa risuonò nelle orecchie di Paolo. La vergogna si mescolava con una curiosità bruciante e un desiderio improvviso di compiacere l'uomo che lo dominava in quel modo. Chiuse gli occhi, inalò l'odore muschioso di Alex e si avvicinò ancora di più. Aprì la bocca il più possibile e fece scivolare la cappella tra le sue labbra.

La sensazione di pienezza fu immediata e schiacciante. La sua bocca si riempì fino all'orlo, la lingua che premeva contro la parte inferiore dell'asta mentre cercava di accomodare quella dimensione enorme. Alex iniziò a muovere i fianchi, lentamente all'inizio, spingendo il suo cazzo più a fondo nella bocca di Paolo. "Sì così," esortò Alex, la voce rotta dal piacere. "Usa la lingua. Succhialo."

Paolo fece del suo meglio, seguendo i ritmi imposti da Alex. Sentiva il cazzo che colpiva il fondo della sua gola, provocandogli conati che soffocava con sforzo. Le lacrime gli bagnarono le ciglia, ma non si fermò. Era completamente immerso nell'atto, perso nella sensazione di essere usato, di essere lo strumento del piacere del suo collega. Le mani di Alex tenevano ferma la sua testa, controllando la profondità di ogni spinta, guidandolo con una forza irresistibile.

Il respiro di Alex divenne affannoso, i suoi gemiti più frequenti e alti. "Sto quasi per venire," avvertì, i fianchi che scattavano con movimenti più brevi e veloci. "Non fermarti."
Quando si rese conto che sarebbe durato ancora poco, tirò fuori il cazzo dalla bocca di Paolo.

Alex si raddrizzò, sistemandosi i jeans ma lasciandoli ancora slacciati, e sorrise a Paolo. "Hai mantenuto la tua parte dell'accordo," disse. "E io mantengo la mia."

Tese una mano a Paolo e lo aiutò ad alzarsi. Le gambe di Paolo tremolavano mentre si rialzava. Alex non perse tempo. Si mise dietro Paolo, afferrando la cintura dei suoi pantaloni da lavoro e tirandola giù in un movimento fluido. I pantaloni scivolarono fino alle caviglie di Paolo, lasciando indifeso il suo culo, coperto solo dal perizoma fucsia a rete.

Alex si inginocchiò dietro di lui. Le sue mani afferrarono le guance del culo di Paolo, separandole con decisione. Il tessuto del perizoma fu spostato di lato, rivelando il buco stretto e rosa che pulsava in attesa. "Che bel culo," mormorò, appoggiando il viso tra le guance.

Senza preavviso, la lingua di Alex attaccò il buco del culo. Paolo emise un urlo strozzato, le mani che si appoggiarono disperatamente al lavandino davanti a lui per non cadere. La lingua calda e umida girava intorno alla sua apertura, premendo con insistenza, leccando, baciando e penetrando leggermente il muscolo anale, non aveva mai provato nulla di simile. Ogni tocco inviava scosse di piacere elettrico attraverso il suo corpo, facendogli tremare le gambe e indurire il suo piccolo cazzo.

Alex leccava con avidità, trattando il buco di Paolo come un dessert prelibato. "Senti come ti piace?" "Sììì" sussurrò Paolo, la voce spezzata. "Ti prego non fermarti."

Alex si allontanò per un attimo, ma solo per sostituire la lingua con il suo cazzo. Prese il suo membro tra le mani e lo appoggiò proprio sulla fessura bagnata di saliva tra le natiche di Paolo. La cappella calda e liscia premette contro l'apertura dilatata.

Alex non cercò di penetrare. Invece, iniziò a strusciare il suo cazzo lungo la fessura, facendo scorrere la cappella sul buco bagnato e sensibile, poi su e giù per il perizoma. Il ritmo aumentò, il fruscio della pelle contro la pelle e il tessuto della rete che si univa ai gemiti di entrambi gli uomini. Paolo spingeva indietro il culo, cercando di catturare più di quel contatto, desiderando di essere riempito.

"Ti meriti tutta questa sborra addosso," ringhiò Alex, il respiro corto.

Con un gemito profondo, Alex raggiunse il limite. Il suo corpo si irrigidì e il cazzo pulsò violentemente. Un getto caldo e denso di sborra colpì il buco del culo di Paolo, seguita da un'altra e un'altra ancora, continuò a strusciare il suo cazzo in mezzo al suo stesso sperma, usando il fluido bianco come lubrificante mentre finiva di godere, marcando il culo di Paolo come suo territorio.

Quando l'ultimo sussulto di piacere lasciò il corpo di Alex, si tirò indietro leggermente, ammirando la vista del culo di Paolo, sporco del suo sperma, il perizoma fucsia spostato di lato. Paolo rimase appoggiato al lavandino, tremante, il culo in aria, ancora in preda alle onde del piacere che lo avevano travolto.
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